
Fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-10-20/cecenia-separatisti-attaccano-parlamento-063849.shtml?uuid=AYHGN0bC
Cecenia: i separatisti attaccano il parlamento
Vladimir Sapozhnikov
MOSCA
Il sanguinoso attacco dei ribelli islamici contro il parlamento della Cecenia nella zona più protetta di Grozny ha risuscitato forti preoccupazioni riguardo alla stabilità del regime filorusso di Ramzan Kadyrov. L'azione apertamente dimostrativa condotta dai quattro terroristi, di cui due si sono fatti esplodere nel cortile dell'Assemblea parlamentare, mentre gli altri due per poco non sono arrivati fino all'ufficio del presidente del parlamento, Dukvakha Abdurakhmanov, è stata organizzata dal nuovo leader della guerriglia islamica cecena, Hyssein Gakayev, che dopo aver preso poco tempo fa dal leader precedente, Doku Umarov, il comando dei ribelli ha lanciato subito una sfida al presidente Kadyrov e soprattutto al Cremlino, ordinando di attaccare nel giorno in cui a Grozny si trovava il ministro degli Interni russo, Rashid Nurgaliev. Le forze dell'ordine cecene, appoggiate dalle truppe speciali subordinate a Kadyrov hanno eliminato i terroristi. Oltre ai quattro terroristi l'attacco è costato la vita ad almeno quattro persone - tra cui due poliziotti e un dipendente del parlamento - mentre altre 17 sono rimaste gravemente ferite. L'Unione europea ha espresso «costernazione» e gli Usa hanno condannato l'attacco. Nel marzo 2009 il presidente russo, Dmitrij Medvedev, aveva ufficialmente annunciato la fine delle operazioni antiterroristiche che per molti anni sono state condotte in Cecenia dalle forze armate russe. Negli ultimi mesi la guerriglia islamica cecena, guidata da Gakayev, ha lanciato alcuni attacchi cruenti tra cui quello dell'agosto scorso a Tsentoroj, il villaggio natale del presidente Kadyrov.
Secondo il politologo russo Aleksej Malashenko gli attacchi della guerriglia separatista cecena permettono di capire quanto sia vulnerabile il regime di Kadyrov: «Il raid contro il parlamento ceceno rappresenta l'ennesima conferma che Kadyrov non è in grado di mantenere il controllo della situazione, e non soltanto nel suo paese, ma addirittura nel cuore della Cecenia, a Grozny, la capitale» ha detto Malashenko all'agenzia Reuters. La maggiore preoccupazione del Cremlino è legata al fatto che i leader ceceni starebbero cercando di costituire un unico fronte anti-russo. Negli ultimi due anni la guerriglia cecena coordina i propri attacchi con i ribelli in Daghestan, che sta diventando il vero e proprio centro della lotta contro il potere centrale di Mosca. Nell'agosto scorso le teste di cuoio russe hanno ucciso in Daghestan Magomedali Vagabov, il presunto organizzatore di un duplice attentato dinamitardo nella metropolitana di Mosca, che nel marzo di quest'anno aveva fatto 40 morti e più di 100 feriti. Secondo il vice procuratore generale della Russia, Ivan Sydoruk, nei primi nove mesi dell'anno nelle repubbliche caucasiche sono stati registrati circa 40 attacchi terroristici. La lotta contro la guerriglia islamica è costata la vita a 150 tra poliziotti e militari, altri 400 sono stati feriti. Nel corso delle operazioni anti terroristiche sono stati uccisi 180 guerriglieri e 300 sono stati arrestati. La scia di attentati terroristici in tutta la Russia dalla Cecenia, al Daghestan, dall'Ossezia del Nord all'Ingushezia, dove il 9 di settembre nell'esplosione di un'auto imbottita di tritolo al mercato centrale sono morte 19 persone, rappresenta l'esplosiva l'eredità delle due guerre con cui Mosca ha tentato sin dal 1994 di affermare la propria autorità sul Caucaso del Nord.
Secondo il Cremlino la guerriglia separatista del Caucaso mantiene dei solidi contatti con al-Qaeda mentre molte delle sue attività vengono finanziate dai leader ceceni fuggiti in Occidente. Ieri il tribunale di Mosca ha emesso un nuovo mandato d'arresto contro il leader separatista ceceno, Akhmed Zakayev, rifugiato in esilio a Londra. In Russia Zakayev è accusato di terrorismo. Il Cremlino ha rinnovato la richiesta di estradizione di Zakayev durante il recente incontro tra il presidente russo, Dmitrij Medvedev, e il ministro degli Esteri britannico, William Hague.


